Archeocondono: si potranno tenere reperti archeologici in casa con una piccola multa!

giugno 29th, 2010 | by Benedetto |

La notizia è nuova, ma in qualche modo è anche vecchia di qualche anno. Ci spieghiamo meglio. La Repubblica riporta la notizia (29 Giugno 2010 ndr) che circolano due bozze di articolo, nate sembra in seno al Pdl, che prevedono, a quanto pare, la possibilità per chiunque possieda un reperto mai denunciato, in Italia o all’estero, di ottenere dallo Stato una cosiddetta “concessione in deposito”. La concessione dura 30 anni, che sono però rinnovabili, ed inoltre il bene potrà essere anche trasferito in eredità!

E come si fa ad ottenere tutto questo? Pagando una multa, esigua alquanto, che corrisponde a circa un terzo del valore stimato del reperto. L’articolo in questione ha come titolo: “Disposizioni in materia di emersione e catalogazione di beni archeologici, nonché revisione delle sanzioni penali”. Esso dovrebbe trovare spazio all’interno della manovra finanziaria attraverso la presentazione di un emendamento.

Non è la prima volta che si propone una sanatoria per i beni illecitamente posseduti dai privati. Accade lo stesso nel 2004 quando Gabriella Carlucci ed altri, provarono a far passare un simile emendamento alla Finanziaria, che tassava gli illeciti possessori solo di un 5% del valore del reperto posseduto. Le associazioni allora insorsero.

Chiariamo perché l’articolo in esame ci sembra un’ipotesi scellerata. Prima che essere un archecondono, è una sanatoria per i tombaroli. Infatti, ci sono due aspetti da tenere presente se passasse questo articolo. Il primo: autorizzarebbe chiunque ad avere piccoli o grandi Musei all’interno delle proprie case, pagando delle cifre irrisorie, possibilità già aberrante di per sé. Il secondo, che è estremamente più grave, è dato da tutti gli aspetti che una norma di questo tipo potrebbe generare, e sicuramente genererà. La norma, infatti, si pone come una sanatoria vera e propria per i reati che stanno dietro alla detenzione illecita di un bene archeologico. Il reato che ha portato il reperto in una casa privata non viene punito dalla norma! Come si può possedere un bene archeologico, che di fatto appartiene sempre allo Stato, senza che per il suo possesso si sia effettuato qualche reato?  Di questo pare che in sede di redazione dell’articolo non si sia tenuto conto. E come non si può pensare che un tombarolo, passata tale norma, si affretti a piazzare tutti i suoi reperti di maggior pregio, o ancora peggio, ad accettare commissioni per furti, o magari a proporle egli stesso?

Forse non si è tenuto conto abbastanza delle possibili ripercussioni sulla tutela del Patrimonio archeologico italiano, forse in questo lungo periodo di crisi è utile raccimolare i soldi un po’ ovunque. Ma crediamo che non sia questa la strada. Anzi, la strada giusta è quella che ci lasciamo alle spalle, e andrebbe percorsa in direzione opposta. La strada giusta è quella indicata dalle norme sulla tutela, e soprattutto sulla valorizzazione, che potrebbe essere, quello sì, un eccezionale strumento di reddito e di introiti se organizzata sulla base di interventi strutturali e non episodici o di effimera portata, buoni solo per qualche primavera.

Il nostro giudizio è pertanto estremamente negativo sull’ipotesi di articolo che abbiamo discusso, e speriamo vivamente che ci si ravveda, che si rifletta con maggiore serenità. Perché altrimenti si rischia di fare un balzo indietro di circa un secolo, e di minare alla base una legislazione in materia così faticosamente costruita.

Invitiamo tutte le componenti politiche del Paese, di maggioranza ed opposizione, e il mondo delle associazioni di categoria, ad esprimersi in maniera negativa su questa ipotesi normativa.

Fonte: repubblica.it

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